Il marketing di Spiderman

1962 – 2026

non è la data da esporre su un'epigrafe, ma gli anni in cui un personaggio inventato crea ancora rumore, emozioni e — volgarmente — business.

qualcuno questo fine settimana è andato al cinema, e solo per questo potremmo aprire mille argomenti legati al marketing e al business. e tu dirai: come? in che modo? in che senso?

scelte commerciali per cui film che prima uscivano in inverno ora escono in estate? e occhio che la scommessa ha pagato: Brand New Day è uscito in Italia mercoledì 29 luglio e nel primo giorno ha fatto oltre 4 milioni di euro in 468 sale. miglior debutto di sempre per il franchise da noi, davanti a No Way Home, che nel 2021 (a dicembre, notare la stagione) si era fermato a 2.915.722 euro. negli Stati Uniti, oltre 168 milioni di dollari in un giorno solo: record assoluto di apertura.

(fonti: ANSA, Deadline e il Post. le ho controllate tre volte e poi ho smesso, perché non sono un'agenzia di stampa.)

oppure il product placement, che è un altro argomento che potremmo aprire per ore. io in sala ne ho notati due. un cartellone BMW che passa mentre Peter è sopra un treno — e non è che lo stessi guardando, ci stavo passando davanti insieme a lui. e il telefono di Peter, che non è un iPhone: è un Samsung.

ed è esattamente il punto: non funzionano perché li guardi. funzionano perché li vedi mentre stai provando qualcos'altro. il marchio in quel momento non ti chiede niente, quindi non alzi le difese. poi passano tre mesi, entri in un negozio, e quella cosa ti sembra familiare senza che tu sappia dire perché.

il sentiment che porta questo personaggio — e questo genere di film, con lo stesso protagonista da 64 anni — non ti fa riflettere?

mentre ero lì a guardare il film mi dividevo tra il seguire la trama, il cercare tutti gli easter egg e l'immedesimarmi nel personaggio. e non lo nego: verso la fine la mia testa già vagava verso queste righe che sto scrivendo ora.

in realtà il protagonista di questo pensiero non è tanto Spider-Man, quanto Peter Parker. un ragazzo normale, con cui è facile immedesimarsi. ma andiamo per ordine.

sono cresciuta (qui è la Fra che parla) con il primo Spider-Man. il personaggio nasce nell'agosto del 1962, dalla penna di Stan Lee e dalla matita di Steve Ditko. per vederlo al cinema in un film che ha fatto epoca, però, bisogna aspettare il 2002: quarant'anni dopo, con la regia di Sam Raimi e Tobey Maguire nel ruolo del protagonista. e poi Sony decide di ripartire da zero: nel 2012 arriva il reboot The Amazing Spider-Man, diretto da Marc Webb con Andrew Garfield.

(tutte le date e i nomi degli attori sono merito di Wikipedia: sono una frana con questo genere di informazioni, ma andiamo avanti.)

e arriviamo a Tom Holland, scelto nel 2015 come nuovo Peter Parker, questa volta dentro il Marvel Cinematic Universe. debutta in Captain America: Civil War nel 2016 e l'anno dopo arriva il suo primo stand-alone, Spider-Man: Homecoming.

tre attori in poco più di vent'anni. e sempre lo stesso ragazzo.

nel 2015 avevo 24 anni. un po' per il tipo di persona che sono, un po' perché la costruzione di Peter Parker ti porta esattamente lì: a immedesimarti.

gli ultimi anni delle superiori se li ricordano tutti. pochi momenti, magari, ma impressi sicuramente. e poi c'è tutta la vita adulta, con gli impegni, le corse contro il tempo, i soldi che non bastano mai e quel senso di solitudine.

ora non dirmi che leggendo queste parole non ti immedesimi anche tu un pochino. non per forza al 100%, ma quel senso di perderti qualcosa mentre stai lavorando ad altro... fa impressione. e fa specie pensare che un personaggio di 64 anni si regga su sentimenti ed emozioni che nel 2026 sono ancora attuali.

ed è qui che succede la magia. perché possiamo andare avanti quanto vogliamo, ma l'uomo resta un animale con i propri istinti e la propria porzione di psicologia: se tocchi i punti giusti, crei storie che non hanno una fine. si possono re-inventare.

e re-inventandole, rendendole moderne con la tecnologia, con lo sviluppo del film, capiamoci: la storia è del '62, ma quello che vediamo in sala oggi è ambientato ai giorni nostri. se adesso prendi un volo per New York vedi quelle strade, quei fumi dai tombini che fanno tanto cinema ma che sai benissimo non essere effetti speciali: sono esigenze della città vera e propria.

nei film di Holland, negli anni, mi sono ritrovata. anche un po' per caso, a vivere più o meno all'unisono le stesse fasi della vita: quelle in cui appena trovi stabilità si crea subito squilibrio, e si torna a cercare un'altra stabilità, un'altra routine.

crescere fa schifo, ma farlo da soli è quasi impossibile. nemmeno i supereroi ce la fanno.

una storia che accomuna generazioni, maschi e femmine. e poi la cosa più importante di questo film: anche se all'inizio sembra tutto basato sull'amore tra Peter e MJ, il finale ti mostra e ti racconta, con una sola stretta di mano, che per essere felice e cavartela nel mondo servono gli amici, oltre all'amore. e che oltre al lavoro c'è una vita.

anche da qui potremmo parlarne per ore. del Covid, per esempio: nel primo anno di pandemia ansia e depressione sono cresciute del 25% nel mondo. e appena si è potuto scegliere di nuovo, in Italia nel 2022 sono arrivate quasi 2,2 milioni di dimissioni volontarie. non per lo stipendio. per l'equilibrio tra vita e lavoro. tradotto: un sacco di gente si è accorta che la propria vita era costruita solo intorno al lavoro e ha deciso di smontarla. esattamente quello che ti racconta il finale del film, solo senza la stretta di mano.

(fonti: Organizzazione Mondiale della Sanità e Ministero del Lavoro. sì, stavolta mi sono documentata sul serio. no, non è Wikipedia.)

o ancora di come la psicologia applicata ai modelli narrativi possa creare brand e storie ferme nel tempo, e di come con il giusto adattamento si possa restare moderni. o di come la stessa storia, anche se già raccontata, possa essere raccontata ancora e ancora in mille modi diversi senza stancare.

quindi sì: è UN film. ma è LA storia.

e poi dicono che il marketing e la comunicazione li possono fare tutti.

non so, Rick.

scritto by Francesca